Movimento e consapevolezza per le arti

Estratto da “Il gesto cavo – per una drammaturgia del corpo” ed. Marotta&Cafiero, 2011
di Marina Rippa

sulle abitudini

L’attore, il violinista, lo scrittore, che non dà importanza all’essere consapevole di come dirige se stesso nella vita, cesserà di crescere non appena raggiungerà la prestazione che considera giusta. Le persone di talento possono migliorare poiché sono consapevoli di se stesse in azione: il loro talento nasce dalla libertà di scegliere il modo di agire. Nuovi modi di agire sono sempre disponibili per coloro che hanno scoperto se stessi, per coloro cioè che hanno “imparato a imparare” (M. Feldenkrais Le basi del metodo).

Il metodo che Feldenkrais ha elaborato è un particolare processo di apprendimento che utilizza il movimento quale strumento di comprensione del funzionamento del Sistema Nervoso e quale via di accesso alla globalità della persona. Il movimento organico rivela chi siamo; esso è il supporto delle nostre azioni, dei nostri sentimenti, delle nostre sensazioni ed emozioni. 

Quando ho incontrato questo sistema di lavoro sulla persona ho compreso che poteva essere molto utile per il lavoro dell'attore su se stesso perché riportare consapevolezza in parti del corpo talvolta bloccate e “dimenticate” permette di eliminare le tensioni e ripristina la libertà di movimento e l’efficienza dell’azione. Il metodo conduce la persona ad esplorare e a mettere a frutto le proprie capacità di ascolto, di apprendimento e di movimento, a ritrovare varietà di movimenti dimenticati e a riscoprirne di nuovi.

Ciò che si apprende in questo modo non rimane limitato al momento ma, una volta acquisito, rimane interiorizzato e patrimonio organico per sempre: memorizzare le sensazioni del corpo e poi riprodurle, infatti, migliora stabilmente l’organizzazione dell'intera persona, rendendo il movimento possibile, facile, piacevole e soprattutto carico di espressività.

 

il mio lavoro

Permettere a ciascun attore, attraverso il training, di comprendere e sviluppare la propria espressività: questo è il mio lavoro, suggerito e alimentato dai testi da mettere in scena e/o dal lavoro col regista.

Ecco i principi e le idee che mi muovono nel lavoro sul/col movimento:

  • conoscere le proprie abitudini di movimento e “scassarle”, per trovare altre possibilità
  • prendere dei “rischi”, abbandonando i movimenti comodi e conosciuti
  • scegliere, tra le cose che sembrano necessarie, ciò che è necessario
  • accumulare per poi sottrarre
  • conoscere e sviluppare il tempo e lo spazio del gesto (la sua durata – il suono – la prossemica)
  • rendere tutto il corpo sensibile
  • abbandonarsi a se stessi
  • lasciarsi guardare, e non “farsi vedere”

Il mio è un agire “dietro le quinte”, che (come dico spesso) meno si vede meglio è. 
Mi spiego: trovo raggiunto il mio obiettivo quando nello spettacolo l'agire degli attori risulta organico, funzionale. 


Quello che mi interessa è operare sull'identità dell'attore/persona attraverso il movimento, sulla consapevolezza e quindi sull'interiorizzazione di una corporeità integrata, che superi il dualismo ancora così imperante tra mente e corpo anche nel teatro (si pensi alle “prove a tavolino”), e che diventi l'espressione naturale del attore/autore, unica, irripetibile perché solo sua.


Propongo come prima cosa attività che coinvolgono individualmente ciascuna persona del gruppo (consapevolezza attraverso il movimento, col metodo Feldenkrais), mirate alla conoscenza e coscienza di come ci si muove, si respira, di come l’aria si trasforma in suono, di come si crea uno spazio vuoto dentro se stessi per poter essere presenti su un palcoscenico e di come il proprio mondo interiore si può tramutare in “azione per la scena”.


Poi passo ad una fase di relazione a due o più persone, approfondendo le dinamiche del testo e esplorando azioni, emozioni, temi, necessari al percorso scenico.
Il lavoro sulla consapevolezza attraverso il movimento è alla base del training che conduco sia negli interventi sociali (laboratori teatrali coi minori, gli anziani, le donne, nei quartieri cosiddetti “difficili” della mia città, Napoli) che nelle produzioni teatrali, dove affianco registi che fanno del lavoro sul movimento il fulcro delle loro creazioni.

 

 

 

di Marina Rippa
Estratto da “Il gesto cavo – per una drammaturgia del corpo” ed. Marotta&Cafiero, 2011

 

 

 

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