Il training del teatro dell'anima - di Dario Aquilina

Conoscere la scuola di teatro arte terapia attraverso i materiali prodotti dai suoi docenti.
Dario aquilina, psicoterapeuta atipico e regista imperfetto

Nuclei del training psicofisico dell'attore

Ogni gesto personale e spontaneo possiede una carica di espressione di grande comunicazione ed emozione. Ogni attore potrà nella sua vita arricchire con tecniche teatrali più o meno estreme la propria performance, ma solo quando sarà diventata personale e spontanea creerà emozione e comunicazione.

I nove centri del training

  1. la respirazione è la funzione che da forza e plasticità al movimento ed alla voce, essa è il segno della condizione psicofisica del corpo: se i corpo è pronto all'azione la respirazione è pronta per l'azione. Il lavoro riguarderà la sincronia di movimento e voce per consentire che si espanda e si contragga senza fermarsi e andare in sopraffiato

  2. il rilassamento tonico e l'equilibrio sono la chiave del training: l'eccesso di tonicità(hard) e l'eccesso di morbidità(floppy) non danno al corpo la possibilità di rispondere puntuale alla richiesta dell'azione. Si tratta di arrivare all'equilibrio in cui il corpo può andare verso la morbidità e lasciarsi andare, come partire all'attacco senza mai perdere l'equilibrio tonico fra i due momenti.

    Il punto di partenza del lavoro è comunque la plasticità soppressa: spesso l'ipotonia e l'ipertonia muscolare si trasformano in una rigidità che va allentata, dunque il lavoro sulla morbidità è primario. Il successivo lavoro è sulla polarità fra fase Floppy e fase Hard nella muscolatura, lavorare fra i due poli vuol dire forzare la morbidità e forzare la rigidità, sperimentare di seguito movimenti emozioni e sensazioni che obbligano l'attore a sperimentare opposizioni. Il successivo lavoro è sul tenere: lo sforzo, il ritmo, la posizione, la sequenza, provocare l'equilibrio e il peso per andare oltre il peso e l'equilibrio, giocare questa fisicità in coppia ed in gruppo per la realizzazione di un nuovo organismo.

  3. l'uso della voce, la padronanza del ritmo: a partire dalle tecniche di Psicofonia (M.L.AUCHER), realizzare prima la distensione sonora del proprio corpo e attraverso i suoni quella dell'altrui corpo. Riconoscere i propri risuonatori interni, imparare a emettere il suono e la voce senza utilizzare le tensioni muscolari, in particolare della gola del collo e del viso. Sviluppare la percezione del ritmo e la capacità di sostenerlo, lasciando andare la testa, forzando esercizi di dissociazione fisica attraverso l'uso del ritmo. Gli obbiettivi del lavoro sul ritmo sono due il primo produrlo ed interpretarlo, il secondo accedere alla trance e alle esperienze psico emotive e spirituali legate ai fenomeni di trance.

  4. l'attenzione periferica, l'attenzione multipla: si tratta di sviluppare la presenza al proprio corpo, al proprio corpo in movimento, allo spazio dentro cui si muove il corpo, alle presenze che abitano lo spazio, a cogliere contemporaneamente sé, l'altro, il contesto, il senso della propria azione.

  5. lo sviluppo della sensibilità cinestesica: la grandezza, le relazioni fra gli oggetti ed il soggetto, la dislocazione del proprio gesto.

  6. la percezione dello spazio e della sua compressione e dilatazione: anche senza la vista e l'udito, attraverso l'aria e la sua compressione attraverso le vibrazioni dei risuonatori cogliere il cambiamento dello spazio.

  7. la capacità di rispondere all'impulso: ogni gesto prevede una risposta, ogni intenzione prevede una tensione, un'attivazione; rispondere al proprio e altrui impulso, controllarne l'intensità e la congruità con l'azione ed il suo senso in me e nel'altro. Il rilassamento tonico è alla base della possibilità di imparare il controllo dell'impulso.

  8. la capacità di improvvisare, attraverso la provocazione, la compassione, la condivisione, quando l'impulso diventa testo ogni oggetto, ogni relazione esprime una storia, una vicenda, “un drama”, UN FARE ED UN ESSERE, coglierne il paradosso, l'emozione profonda, il senso per colui o coloro con la quale la stiamo vivendo, nasce come gioco diventa senso della drammaturgia e della riscrittura del testo da rappresentare.

  9. lo sviluppo della percezione dell'altro e della compassione (cogliere le reciproche emozioni e accettarle) l'altro e io, il gruppo e io con cui realizzo una vicenda uno spettacolo, un'azione è un nuovo io, emozionarmi di lui è emozionarmi di me e di noi, riconoscere lui è riconoscere me, noi.


Ogni esercizio, ogni esperienza corporea è senza violenza e senza sopraffazione, nasce dal corpo e dall'anima e si consolida. Ognuno non forza il proprio movimento lo prova, ogni comando è uno stimolo, non un imperativo; ogni contatto fisico o emozionale è intenzionale e condiviso fino al momento in cui lo sentiamo naturale, ogni “oltre” questa naturalezza è finzione.

Il training non è lo spettacolo, è lo spazio dell'esperimento, è il luogo dove si perde la paura del giudizio e si acquista la fiducia della propria gestualità e del proprio lasciarsi andare al gruppo.

La performance appartiene alla prova dello spettacolo non al'esperienza del training che è un grande serbatoio di potenzialità che l'autore il regista l'attore e lo spettatore in noi stanno imparando ad usare.

Bookmaker artbetting.co.uk - Bet365 review by ArtBetting.co.uk

Bookmaker b.artbetting.gr review by ArtBetting.gr

Germany bookmaker b.artbetting.de review by ArtBetting.de

Premium bigtheme.net by bigtheme.org

I cookie vengono utilizzati per migliorare il nostro sito e la vostra esperienza quando lo si utilizza . I cookies impiegati per il funzionamento essenziale del sito sono già stati impostati. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli , vedere la nostra Cookie Policy.

Accetto i cookie da questo sito.